Non solo l’età, ma anche lo stile di vita, la mimica del viso e gli ormoni sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo.

L’ORIGINE DELLA RUGA

MIO-INVECCHIAMENTO

L’invecchiamento della pelle dipende dall’interazione di tre diverse variabili. Nello specifico, la comparsa delle rughe può dipendere dall’età e allora si parla di crono-invecchiamento (o chrono-aging). Ma anche dagli ormoni e dallo stile di vita, è il caso del foto-invecchiamento (o photo-aging). Di recente, la ricerca cosmetica si sta concentrando anche sul mio-invecchiamento, ovvero il logorio provocato dalla continua attività dei muscoli facciali.

crono-invecchiamento

 

L’ETA’ HA IL SUO PESO

Come per qualsiasi organo del corpo umano, anche per la pelle il crono-invecchiamento si traduce in una progressiva riduzione delle funzioni. L’autorigenerazione cellulare rallenta e dunque l’epidermide perde progressivamente la funzione barriera perché i cheratinociti via via diminuiscono. Ne consegue che il tessuto, meno protetto, si assottiglia.

Situazione analoga nel derma dove a risentire dello scorrere del tempo sono i fibroblasti che, andando in crisi, riducono la produzione di collagene ed elastina. Il progressivo rallentamento delle attività cellulari vale anche per le ghiandole sebacee e sudoripare, che lavorano meno. Il tessuto, di conseguenza, si impoverisce e la pelle diventa meno elastica e piena, con perdita di tono e comparsa di rughe.

Essendo un fenomeno del tutto soggettivo, l’invecchiamento cronologico può manifestarsi in maniera molto differente: si può invecchiare senza rughe profonde o, al contrario, avere il viso segnato nonostante la giovane età.

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GLI AGENTI ESTERNI

Quando si parla di stile di vita, non si può prescindere dagli ambienti in cui si passa il proprio tempo. Già, perché i danni sulla pelle legati all’azione degli agenti esterni – qualisole, caldo, freddo, vento, climatizzazione artificiale – possono avere effetti diversi. Per esempio, due gemelli – uno avvocato, l’altro velista – possono avere lo stesso crono-invecchiamento, ma un foto-invecchiamento diverso. A sessant’anni il secondo, maggiormente esposto agli agenti atmosferici, tra cui le radiazioni solari, apparirà più segnato del fratello. Il motivo: i raggi UV a lungo andare distruggono le fibre elastiche e il collagene, con un conseguente deterioramento della pelle.

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DANNI SOLARI

Partiamo dall’assunto che il sole, fonte dei raggi UV, è energia. Quando questa energia incontra la materia vivente, ne rompe le molecole dando vita ad altre sostanze che non hanno un ruolo fisiologico. Le più pericolose sono i radicali liberi, composti dell’ossigeno: come una biglia lanciata con forza in mezzo ad altre, essi possono distruggere le strutture della cellula. Infatti, quando l’esposizione alle radiazioni solari è prolungata (e soprattutto senza la protezione garantita dai filtri solari), la produzione dei radicali liberi aumenta oltre la soglia limite (stress ossidativo) con il risultato che gli enzimi riparatori non sono più in grado di riportare alle condizioni originali le strutture cellulari che, dunque, si autodistruggono.

A livello cutaneo questo processo ha un impatto diverso da quello generato dal crono-invecchiamento: l’iperproduzione di cheratinociti, riflesso di un naturale meccanismo di difesa dell’epidermide, ne provoca la disidratazione; in aggiunta, spesso aumenta la secrezione di sebo e compaiono problemi di depigmentazione (lentiggini, cheratosi, macchie).

Infine, anche i vasi sanguigni subiscono alterazioni: tendono, ovvero, a dilatarsi dando origine al fenomeno della couperose.

Il sole, dunque, quando l’esposizione ai suoi raggi non è equilibrata, può essere davvero nocivo per la pelle. Come nocive sono le abbronzature artificiali.

inquinamento

 

INQUINAMENTO E STRESS

Tra i fattori esterni che contribuiscono ad accelerare il processo di foto-invecchiamento c’è anche l’inquinamento ambientale. Gli agenti inquinanti nell’aria non soltanto provocano danni all’apparato respiratorio, ma anche alla pelle, specie a quella sempre esposta. Ne consegue una variegata serie di reazioni cutanee: arrossamenti, desquamazioni, secchezza. E, naturalmente, anche la comparsa di rughe. Se lo smog è difficilmente arginabile, il fumo di sigaretta dovrebbe essere davvero evitato, soprattutto se non ci si vuole trovare con la cosiddetta ‘smoker’s face’: zampe di gallina accentuate, guance cadenti, rughe perpendicolari alle labbra con linee più sottili sulle gote e sulle mandibole, perdita di elasticità, secchezza… Insomma, un quadretto preoccupante a dimostrazione del fatto che il fumo, tanto attivo quanto passivo, lascia il segno: la pelle, più irritabile e disidratata, tende ad assottigliarsi e, dunque, a segnarsi con maggiore facilità. C’è comunque una buona notizia: dopo l’ultima sigaretta, le attività cutanee si normalizzano rapidamente. Uno sforzo, dunque, che viene ben premiato!

 

Fonte: leiweb

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